Origine
Si tratta molto probabilmente di un vitigno autoctono della pianura del Piave, forse conosciuto nel XVII-XVIII secolo col nome di Friularo.
Caratteristiche ampelografiche
Portamento: semieretto.
Apice del germoglio: cotonoso, biancastro.

Foglia: media, pentagonale, leggermente allungata, tri-pentalobata; seno peziolare a U aperto con seni superiori profondi. Lembo leggermente ondulato e bolloso.
Grappolo: medio-grande (100-270 g), cilindrico-piramidale con 1-2 ali, molto compatto.

Acino: medio, sferoidale; buccia molto pruinosa; polpa a sapore leggermente di viola, acidulo.
Caratteristiche fenologiche e produttive
Di germogliamento precoce e maturazione molto tardiva, è vitigno di vigoria elevata che dà produzioni costanti e abbondanti. La fertilità delle gemme è buona, ma non in quelle basali. Le forme di allevamento più adatte sono quelle espanse. È sensibile a oidio, acari , cicaline, tignole; mediamente al freddo invernale, tollerante nei confronti di peronospora, botrite, marciume acido e mal dell’esca.
Selezione clonale
Si sono ricercati biotipi con buona tipicità, con un migliore equilibrio zuccheri/acidi delle uve e con una migliore fertilità delle gemme basali.
A causa, forse, del suo patrimonio genetico rustico, il Raboso è stata una delle poche varietà a passare quasi indenne attraverso il flagello della fillossera, anche se ha dovuto perdere un po' di terreno a vantaggio del Cabernet e dello Chardonnay quando le vigne vennero ripiantate all'inizio del XX secolo.
Ci sono due principali sottovarietà: il Raboso del Piave e il Raboso Veronese.

